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Trento
24 agosto | 07:16

"Attenzione, rispetta il ciclista. Rallenta e stai distante". Così si prova a sensibilizzare gli automobilisti. Fondriest: "Bene, ma in Italia il problema è culturale"

Sulla salita "del Dosso", che dalla frazione di Olle porta sino in val di Sella sono comparsi due cartelli che invitano gli automobilisti a prestare la massima attenzione e rispettare i ciclisti e, allo stesso tempo, chi conduce una bici a rispettare le norme. Il vice sindaco Bettega: "Li metteremo su tutte le salite comunali"

Attenzione, rispetta il ciclista

TRENTO. "Attenzione, rispetta il ciclista. Rallenta e stai distante". 

 

Borgo Valsugana è, da sempre, una città a enorme vocazione ciclistica. Non solamente perché il popoloso centro della Bassa Valsugana ha dato i natali a Matteo Trentin e Stefano Casagranda e non solo perché lì, ormai dal 1965, si disputa la "Coppa d'Oro", una delle kermesse giovanili più importanti d'Italia.

 

A Borgo i giovani crescono tanto a "pane e calcio" quanto a "pane e bici" e, allora, ecco che l'amministrazione comunale ha voluto dare un segnale importante e forte, destinato - si spera - a traccia una strada e fungere da esempio.,

 

Sulla salita "del Dosso", che dalla frazione di Olle porta sino in val di Sella sono comparsi due cartelli che invitano gli automobilisti a prestare la massima attenzione e rispettare i ciclisti e, allo stesso tempo, chi conduce una bici a rispettare le norme.

 

"Ci è sembrato doveroso - spiega il vice sindaco Luca Bettega, che è anche assessore allo sport e alla viabilità - fare qualcosa di concreto per far sì che quella salita, trafficatissima sia dalle auto che dalle biciclette potesse essere un po più sicura. Il artello non è, ovviamente, impositorio, ma il fine è di sensibilizzare gli automobilisti a prestare la massima attenzione a chi percorre quel tratto di strada in bici. E, ci tengo a sottolinearlo, allo stesso tempo invita "il ciclista", al singolare perché anche quando si esce in gruppo bisogna che ognuno abbia un comportamento impeccabile, ad essere rispettoso delle norme. La convivenza è possibile e, con un po' di pazienza da parte di tutti, possiamo rendere le nostre strade molto più sicure".

 

Intanto i due cartelli sono stati posizionati alla base e in cima alla salita "del Dosso", ma l'intento dell'amministrazione è quello di affiggerli. nel breve periodo, su tutti gli "strappi" frequentati dai ciclisti all'interno del comune di Borgo.

 

"L'obiettivo è quello - prosegue il vice sindaco - e ci arriveremo, perché è nostro intento fare tutto il possibile per rendere le nostre strade il più sicure possibili. A Borgo tantissimi ragazzi iniziano a praticare il ciclismo in giovanissima età e i genitori sono giustamente preoccupati. Questo è un ulteriore passo per cercare di rendere le nostre più sicure: tutto parte sì dalle regole, ma anche dall'approccio degli automobilisti che devono ricordarsi che un ciclista è sempre "nudo" nei confronti dei mezzi a motore. Adesso stiamo anche pensando e lavorando per la costruzione di un ciclodromo chiuso, al fine di permettere ai più giovani di potersi allenare in condizioni di totale sicurezza".

 

Un esempio, quello di Borgo che potrebbe essere seguito da tanti altri, non solamente in Valsugana.

 

"Io spero vivamente - conclude Bettega -  che nell'immediato futuro tante altre amministrazioni comunali ci prendano come esempio e ci copino. E, anzi, invito chi avesse qualche dubbio riguardo l'iter a chiederci una mano. Così come sarebbe bellissimo che tutta la Valsugana potesse adottare questo tipo d'iniziative per rendere il nostro meraviglioso territorio ancora più accogliente nei confronti dei ciclisti e del movimento del cicloturismo. Abbiamo una splendida pista ciclabile, ma per gli appassionati le salite sono qualcosa di unico. Se riuscissimo a renderle più sicure tutti ne beneficeremmo".

 

All'iniziativa dell'amministrazione borghigiana plaude Maurizio Fondriest, da sempre in prima linea quando si tratta di parlare e di studiare iniziative riguardo la sicurezza sulle strada e la coesistenza tra mezzi a motore e ciclisti.

 

"Ben vengano iniziative come quelle del comune di Borgo Valsugana - esordisce Fondiriest - che dimostrano come, per fortuna, qualcosa sia cambiato rispetto a 5-6 anni fa, quando io stesso ho iniziato ad occuparmi e a spendermi per migliorare la sicurezza della sicurezza dei ciclisti sulle strade italiane. Si tratta di iniziative lodevoli e importanti ma, rispetto al resto d'Europa, siamo ancora lontani anni luce. In Valsugana hanno fatto bene e speriamo che il provvedimento adottato dall'amministrazione borghigiana possa diventare un esempio per le altre realtà della valle e dell'intero Trentino. Se è cambiato qualcosa negli ultimi anni? Qualcosina sì, mi viene da dire, ma molto spesso si compie un passo in avanti, a cui ne seguono due all'indietro".

 

Sensibilizzare va bene, ma non basta. Servono interventi sia di tipo normativo che culturale.

"E chiaro - prosegue il campione del mondo del 1988 a Renaix - che questo è un problema di tipo culturale, che potrebbe essere risolto, in tempi certamente non brevi, riportando l'educazione civica nelle scuole. Il rispetto delle altre persone, ovviamente quando si è alla guida di un mezzo, è alla base del concetto di sicurezza sulle strade. Ma, ovviamente, servono anche le regole da rispettare e, allora, continuiamo a chiederci come mai, ad esempio sulle salite, ma anche in altri tratti non "coperti" dalle piste ciclabili non sia stata ancora istituita una vera e propria "corsia" dedicata alle biciclette. Basterebbe un metro e mezzo sul lato destro della carreggiata ad utilizzo solo dei ciclisti per permettere a tutti, automobilisti compresi, di procedere in tranquillità e sicurezza. Non stiamo parlando di scoprire l'acqua calda, visto che in Francia è già stata adottata da anni e, tanto per restare in Trentino Alto Adige, a Laives la strada che attraversa il paese è stata affiancata da due corsie per i ciclisti. Sarebbe un primo passo significativo in un percorso che dovrebbe riportare anche l'educazione civica: ai giovani di oggi bisogna spiegare che esistono prima i doveri dei diritti e, tra i doveri di un bravo e responsabile cittadino, vi è anche quello di rispettare gli altri. Se non partiamo da questo assunto non se ne esce. E poi è anche ora di finirla di dire che chi va in bici lo fa per "capriccio": c'è chi la utilizza per andare a lavorare e chi, magari, ci lavora proprio per tutto il giorno. Esattamente come i milioni di persone che, per lo stesso motivo, prendono l'auto".

 

E' vero, come ha affermato qualcuno, che i ciclisti sono un "popolo senza patria"? E ogni episodio riguardante una sanzione inflitta ad un ciclista o ad un biker è ottimo per scatenare, sui social, "l'odio" contro chi utilizza la bicicletta. L'ultimo esempio riguarda gli escursionisti sanzionati perché, in alta quota, sfrecciavano a tutta a velocità dove non avrebbero potuto (QUI ARTICOLO).

 

"Se hanno sbagliato, come del resto è stato appurato - conclude Fondriest - bene hanno fatto a multarli. Però, attenzione, a non fare di tutta l'erba un fascio: in ogni contesto e ogni categoria c'è chi non rispetta le regole. Quanti sono gli automobilisti che vengo sanzionati ogni anno? Il numero è, in proporzione, nettamente superiore a quello dei ciclisti che vengono fermati e multati, ma questo non significa che tutti coloro i quali guidano un'auto siano irresponsabili e non rispettino le regole. Bisogna essere equilibrati, sempre, insegnare ad essere tolleranti e responsabili, ricordandosi che chi guida una bicicletta è e sarà sempre più esposto rispetto a chi conduce un mezzo a motore".

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